Dalla Norvegia a Santiago su pedali per una causa nobile: il viaggio epico di José Torres!
Santiago di Compostela, Spagna – Il Cammino di Santiago è stato testimone di innumerevoli storie di fede, miglioramento e altruismo. Uno dei più recenti e sorprendenti è quello di José Torres, un 48enne di Alicante che ha pedalato 5.300 chilometri dalla Norvegia alle porte di Santiago de Compostela. La sua missione: raccogliere fondi e dare visibilità Obiettivo diagnostico, un'associazione vitale che fornisce sostegno alle persone affette da malattie senza una diagnosi chiara.
Un percorso di continenti e impegno dalla Norvegia
José, un appassionato del Cammino che lo aveva già percorso da Roma l'anno scorso, ha iniziato questa titanica avventura l'8 giugno. "Ho attraversato Svezia, Danimarca, Germania, Belgio, Francia e ora finalmente la Spagna", racconta il pellegrino, che attualmente si trova a Palas de Rei, dopo aver lasciato Triacastela. Il suo viaggio non è solo un’impresa fisica, ma un grido di speranza per chi cerca risposte mediche. "Tutto ciò che posso raccogliere in questo viaggio ci aiuterà ad avvicinarci a ottenere risposte", spiega.
Il viaggio di Torres è stato possibile grazie alla sponsorizzazione di undici aziende e la generosità di moltitudine di persone che hanno 'sponsorizzato le tappe' con un contributo di 40 euro, ricevendo in cambio un attestato di collaborazione.
Sfide estreme e forza della mente dalla Norvegia
Questo viaggio dal circolo polare artico ha messo alla prova i limiti di José. "Più di quaranta giorni di pedalata per otto ore al giorno hanno messo a dura prova, è stata molto dura", confessa. Le prime tappe in Norvegia, Svezia e Danimarca furono segnate da un freddo “atroce”, con neve, pioggia e perfino grandine, costringendolo a dormire in tenda in assenza di ripari.
La sua routine quotidiana era massacrante: alzarsi all'alba, fare colazione e pedalare dalle sei del mattino. Le fermate erano poche e sporadiche, a volte solo per caricare il telefono o prendere un caffè. Le notti, spesso in mezzo alla foresta circondati da animali selvatici, prevedevano la cucina con fornelli e l'igiene elementare.
Un colpo di calore che ha quasi vanificato l'atto
Ma la vera prova arrivò a Parigi. "Ho avuto un colpo di calore pedalando a 40 gradi e ho trascorso due giorni in ospedale", dice. In quel momento l’idea di abbandonare l’avventura era reale. "Ho vissuto tutte le stagioni dell'anno in quaranta giorni, ma il peggiore è stato in Francia, quando pensavo di non finire perché mi sentivo fisicamente incapace", aggiunge.

Tuttavia, la determinazione di Joseph ha superato la sofferenza fisica e mentale. “Volevo aiutare l'associazione come mi ero proposto... ho trovato la forza”, racconta, sottolineando che in un Cammino così lungo, la forza mentale è ancora più cruciale della forza fisica.
Un sacrificio personale per il bene comune
José Torres non ha familiari direttamente colpiti da malattie non diagnosticate, ma conosce in prima persona il prezioso lavoro della Diagnosi Oggettiva. Per intraprendere questa missione ha dovuto investire le sue ferie, i giorni di anzianità e chiedere favori ai colleghi che lo hanno sostenuto nel suo lavoro.
"Adesso mi resta ben poco, vedo l'obiettivo molto vicino", dice con orgoglio, anticipando l'incontro a Santiago con il presidente dell'associazione, che lo accompagnerà a casa. “Sono partito più di quaranta giorni fa e ora voglio solo tornare a casa con i miei cari”, conclude questo eroe del Cammino, sul punto di abbracciare l'apostolo e celebrare la sua incredibile impresa di solidarietà.















