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Sei detenuti del carcere di Segovia fanno il Camino

Sei detenuti del carcere di Segovia fanno il Camino

Sei detenuti del carcere di Segovia percorrono il Cammino verso Santiago

Sei detenuti del Centro Penitenziario di Segovia stanno vivendo in questi giorni un'esperienza molto diversa dalla vita quotidiana all'interno del carcere: percorrere il Cammino Francese da O Cebreiro a Santiago de Compostela nell’ambito del progetto “Caminos de Libertad”.

Per una settimana affronteranno sei tappe e circa 166 chilometri, passando per Triacastela, Sarria, Portomarín, Palas de Rei e Arzúa prima di arrivare finalmente a Santiago.

L'iniziativa coniuga lo sforzo fisico del cammino con attività culturali, convivenza e momenti di riflessione personale.

Un modo per pensare ad una nuova tappa

L'obiettivo del progetto va ben oltre il completamento di un percorso giacobino.

L’esperienza mira a lavorare su valori quali impegno, convivenza, responsabilità e riflessione sul futuro.

I partecipanti cammineranno accompagnati da professionisti e dirigenti del centro penitenziario, in un percorso pensato anche come occasione per guardarsi indietro, assumere errori e considerare cosa potrebbe accadere dopo.

Il Cammino di Santiago diventa così uno spazio simbolico particolarmente potente.

Camminare per più giorni costringe a convivere, a sopportare la fatica, ad aiutarsi a vicenda e ad affrontare molte ore di silenzio e di pensiero.

Per chi partecipa a questa iniziativa ogni tappa può avere un significato diverso da quello di un pellegrino convenzionale.

Non si tratta solo di andare verso Santiago.

Anche per chiederti dove vuoi andare avanti nella vita.

Da O Cebreiro a Santiago

Il gruppo inizia il pellegrinaggio a O Cebreiro, uno dei punti più emblematici del Cammino Francese.

Da lì percorrerà successivamente i tratti verso Triacastela, Sarria, Portomarín, Palas de Rei e Arzúa, prima di affrontare l'ultimo giorno verso Compostela.

La scelta del Cammino Francese non è casuale.

È la via giacobina più conosciuta e percorsa, ma anche una di quelle che concentra il più grande patrimonio, tradizione di pellegrinaggio e convivenza internazionale.

In quei giorni i detenuti condivideranno il cammino con pellegrini provenienti da numerosi paesi e con motivazioni molto diverse.

Anche il contatto con altre persone fa parte dell'esperienza.

Il Cammino come strumento di reinserimento

Il progetto “Sentieri di Libertà” utilizza il pellegrinaggio come strumento per lavorare sui processi personali e sociali.

La fatica di compiere una tappa, rispettare i tempi del gruppo, convivere con gli altri e assumersi piccole responsabilità durante il percorso può diventare un'esperienza utile all'interno di un processo di reinserimento.

L'iniziativa si basa su un'idea semplice: una persona privata della libertà continua ad avere la possibilità di apprendere, cambiare e ricostruire il proprio futuro.

E pochi scenari sono così simbolici per parlare di seconde possibilità come un percorso che ci obbliga letteralmente ad andare avanti passo dopo passo.

Anche Segovia camminerà con loro

Il Comune di Segovia partecipa all'iniziativa fornendo magliette ai pellegrini.

L'obiettivo è che i detenuti portino con sé il nome di Segovia durante il viaggio e possano sentirsi rappresentanti della città durante il Cammino.

Il gesto ha una dimensione semplice ma simbolica.

Per alcuni giorni, queste magliette viaggeranno attraverso alcuni dei luoghi più conosciuti del Cammino Francese e accompagneranno il gruppo a Santiago.

Incontro a Monte do Gozo

Uno dei momenti più speciali avverrà poco prima di raggiungere Compostela.

A Monte do Gozo, i partecipanti del Centro penitenziario di Segovia incontreranno detenuti di altri centri penitenziari che partecipano all'iniziativa.

Da lì percorreranno insieme gli ultimi chilometri.

Entreranno a Santiago attraverso la Porta do Camiño e successivamente parteciperanno alla Messa del Pellegrino nella Cattedrale di Santiago.

Sarà la fine fisica del pellegrinaggio.

Ma probabilmente non è il finale più importante.

Un'esperienza collettiva

Il progetto si avvale della collaborazione di diverse istituzioni ed enti, tra cui il Consiglio Comunale di Segovia, la Pastorale Penitenziaria di Segovia, la Cáritas Diocesana di Segovia, la Conferenza Episcopale Spagnola, la Caja Rural de Segovia e la Fondazione Barrié.

La partecipazione di così tante realtà dimostra che l'esperienza non è considerata esclusivamente come un'attività sportiva o religiosa.

È anche un progetto sociale.

Il Cammino viene qui utilizzato come spazio di incontro e come strumento per lavorare su valori che potrebbero essere importanti quando i partecipanti torneranno nel centro penitenziario e, soprattutto, quando dovranno affrontare il loro futuro al di fuori di esso.

Cammina per ricominciare

Il Cammino di Santiago è pieno di gente che cammina alla ricerca di qualcosa.

Alcuni sono alla ricerca di risposte.

Altri provano a chiudere una tappa.

Alcuni vogliono superare un dolore, ritrovare la fiducia o semplicemente fermare il ritmo della loro vita per qualche giorno.

In questo caso, sei persone private della libertà cammineranno verso Santiago con una motivazione legata soprattutto all'idea di cambiamento.

Non potranno cancellare quanto accaduto prima di iniziare il pellegrinaggio.

Ma possono decidere cosa fare dopo.

E forse questo è uno dei motivi per cui il Cammino continua ad avere così tanto significato più di mille anni dopo.

Perché ogni pellegrino arriva con una storia diversa.

E perché, da qualunque parte si venga, per qualche giorno tutti condividono lo stesso indirizzo.

Santiago.

E poi, ancora, la vita.

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