Conchiglie, stelle, animali fantastici e strani segni lasciati dai costruttori medievali accompagnano ancora oggi i pellegrini verso Santiago
Ogni anno migliaia di pellegrini italiani percorrono il Cammino di Santiago osservando chiese, monasteri, ponti e cattedrali senza sapere che, proprio davanti ai loro occhi, si nasconde un secondo Cammino.
Un Cammino fatto di simboli incisi nella pietra.
Croci misteriose, stelle, conchiglie, figure geometriche, animali fantastici e soprattutto piccoli segni lasciati dai maestri scalpellini medievali compaiono ancora oggi su numerosi edifici lungo le vie jacobee.
Alcuni avevano una funzione pratica.
Altri erano religiosi.
E su altri ancora continuano a circolare interpretazioni e leggende.
La cosa più affascinante?
Molti pellegrini ci passano accanto senza notarli.
Le firme degli uomini che costruirono il Cammino
Bisogna tornare indietro di quasi mille anni.
Tra l’XI e il XIII secolo, mentre il pellegrinaggio verso Santiago cresceva enormemente, lungo le principali rotte furono costruiti ponti, monasteri, ospedali e chiese.
Per realizzarli servivano eserciti di artigiani.
Gli scalpellini lavoravano enormi blocchi di pietra che successivamente venivano utilizzati nella costruzione.
Su molti di questi blocchi compaiono ancora oggi piccoli simboli: frecce, croci, lettere, triangoli, cerchi e altre forme geometriche.
Sono i cosiddetti segni lapidari o marche di scalpellino.
Una delle interpretazioni più accettate è molto meno misteriosa di quanto suggeriscano alcune leggende: servivano spesso a identificare il lavoro realizzato da un determinato artigiano o gruppo di lavoratori, anche in relazione all’organizzazione e al pagamento del lavoro.
Ma non tutti i simboli medievali possono essere spiegati allo stesso modo.
Ed è qui che comincia il mistero.
Un enorme libro scritto nella pietra

Nel Medioevo gran parte della popolazione non sapeva leggere.
Le chiese erano quindi anche enormi libri illustrati.
Sulle facciate, nei capitelli e nei portali venivano rappresentate scene della Bibbia, santi, peccati, virtù e immagini del Giudizio Universale.
Ma accanto alle figure religiose compaiono creature decisamente più sorprendenti.
Sirene.
Draghi.
Leoni.
Serpenti.
Mostri.
Uomini divorati da animali.
Personaggi in posizioni grottesche.
Per un pellegrino medievale quelle immagini potevano trasmettere avvertimenti morali immediatamente comprensibili.
Il mondo esterno era pericoloso.
La salvezza si trovava simbolicamente all’interno del luogo sacro.
Il Cammino Francese è pieno di esempi
Uno dei luoghi migliori per iniziare questa particolare caccia ai simboli è il Cammino Francese.
A Jaca, Frómista, Carrión de los Condes, León e in numerosi piccoli centri si possono osservare elementi romanici che raccontano il modo in cui l’uomo medievale interpretava il mondo.
La stessa Cattedrale di Santiago de Compostela conserva uno dei massimi esempi di questa cultura visiva.
Il Pórtico de la Gloria, realizzato dal Maestro Mateo e dalla sua bottega alla fine del XII secolo, è molto più di una spettacolare opera d’arte.
È un universo medievale scolpito nella pietra.
Apostoli, profeti, angeli e creature simboliche accompagnavano il pellegrino proprio nel momento culminante del suo viaggio.
E poi arrivano i Templari
Quando si parla di simboli misteriosi sul Cammino, prima o poi compare inevitabilmente una parola:
Templari.
L’Ordine del Tempio ebbe una presenza documentata in diversi territori attraversati dalle vie di pellegrinaggio.
Uno dei luoghi che più alimenta l’immaginario templare è Ponferrada, con il suo imponente castello.
Da qui nasce una quantità enorme di storie su simboli nascosti, tesori, reliquie e messaggi segreti.
Ma bisogna distinguere la storia dalla leggenda.
Non ogni croce incisa su una chiesa appartiene ai Templari e non ogni simbolo geometrico nasconde un codice segreto.
Molte interpretazioni moderne sono probabilmente molto più romantiche della realtà medievale.
Eppure proprio questa miscela di documentazione storica e leggenda rende il Cammino irresistibile.
La conchiglia: il simbolo che conquistò l’Europa
Tra tutti questi segni ce n’è uno che ha superato i secoli:
la conchiglia di Santiago.
Nel Medioevo divenne uno degli elementi distintivi dei pellegrini che raggiungevano Compostela.
Portarla sul cappello, sul mantello o sulla bisaccia permetteva di essere riconosciuti come pellegrini di Santiago.
Oggi è ovunque.
Sui segnali.
Sui monumenti.
Sugli zaini.
Sulle credenziali.
Perfino tatuata sulla pelle di migliaia di persone.
Un simbolo medievale è riuscito così a diventare, quasi mille anni dopo, una delle immagini turistiche e spirituali più riconoscibili d’Europa.
Cercare i simboli cambia completamente il Cammino
Ed è forse questa la parte più interessante per il pellegrino moderno.
Durante la prossima tappa, invece di limitarsi a entrare in una chiesa e uscire dopo una fotografia, vale la pena fermarsi.
Guardare i capitelli.
Osservare le pietre vicino alle porte.
Cercare piccoli segni sui muri.
Alzare gli occhi verso gli archi.
Potrebbe comparire una croce.
Una figura geometrica.
Una creatura mostruosa.
Oppure il semplice marchio lasciato da un uomo che lavorò quella pietra otto o novecento anni fa.
Quell’uomo probabilmente non avrebbe mai immaginato che, quasi un millennio dopo, un pellegrino proveniente dall’Italia si sarebbe fermato davanti alla sua pietra.
Ma il segno è ancora lì.
Ed è questo uno dei grandi segreti del Cammino di Santiago.
Non bisogna soltanto camminarlo.
Bisogna imparare a guardarlo.
















