Kotodama collega il Camino e il Giappone
Il Cammino di Santiago incontra nuovamente il cinema attraverso una storia che collega la Galizia al Giappone. Il documentario Kotodama, il cammino dello specchio, diretto da Eugenio Tardón e Carla Cañellas, è stato selezionato per essere proiettato al Festival Internazionale del Cinema di Gijón, che si terrà dal 13 al 21 novembre.
Il film è già stato presentato in anteprima lo scorso settembre al Festival di San Sebastián e ora continua un viaggio che mira a portarlo in diversi festival e teatri spagnoli. La sua proposta si basa su un'idea che risulta particolarmente attraente per chi conosce il mondo dei pellegrinaggi: stabilire un ponte tra Camino de Santiago e Shikoku Henro, uno dei grandi percorsi spirituali del Giappone.

Due cammini separati da migliaia di chilometri
Kotodama, il percorso dello specchio utilizza questi due itinerari per avvicinarsi a esperienze che, pur nascendo in culture molto diverse, condividono numerosi elementi.
Da un lato c'è il Cammino di Santiago, che da secoli è diventato uno dei più grandi percorsi di pellegrinaggio in Europa. Dall'altro il giapponese Shikoku Henro, un percorso profondamente legato alla tradizione spirituale del paese asiatico.
Il documentario costruisce questo dialogo tra Spagna e Giappone attraverso testimonianze ed esperienze legate ad entrambi i percorsi, concentrandosi sul viaggio, sul pellegrinaggio e sulla trasformazione personale che può avvenire quando qualcuno decide di mettersi in viaggio.
La presenza di Sarria nel documentario
Tra le persone che hanno partecipato al film c'è Jorge López, una figura strettamente legata al Cammino di Santiago di Sarria.
López, morto nel 2024, è stato per molti anni presidente dell'Associazione degli Amici del Cammino di Santiago della Regione Sarria. La sua testimonianza è stata registrata nel documentario e gli stessi registi hanno deciso di dedicare il film alla sua memoria nei titoli di coda.
Sua moglie Elvira e le sue figlie Alba e Raquel sono state invitate alla prima tenutasi a settembre al Festival del Cinema di San Sebastián, dove hanno potuto condividere quel momento con i registi dell'opera.
Durante la produzione, sono state effettuate delle registrazioni anche nel Museo della Panetteria Pallares, i cui gestori hanno poi ricevuto i ringraziamenti dei realizzatori per aver facilitato le riprese.

Da San Sebastián a Gijón
Dopo la première a San Sebastián, la prossima grande tappa di Kotodama sarà il Festival Internazionale del Cinema di Gijón.
L'evento asturiano si svolgerà dal 13 al 21 novembre e permetterà a nuovi spettatori di conoscere questo particolare legame tra il mondo giacobino e la tradizione dei pellegrini giapponesi.
La presenza del film a Gijón sarà accompagnata anche da una mostra legata al documentario stesso.
Non sarà, prevedibilmente, la fine del suo viaggio. I responsabili del progetto hanno annunciato che Kotodama arriverà nelle sale di Madrid e di altre città spagnole a partire da novembre e continuerà a partecipare a diversi festival.
Il desiderio di portare Kotodama a Sarria
C'è anche una possibilità particolarmente simbolica: che il documentario possa essere proiettato a Sarria.
Sia i registi che la famiglia di Jorge López hanno espresso il desiderio che il film possa essere presentato in questa città, uno dei grandi punti di riferimento del Cammino Francese.
Il rapporto di Sarria con il fenomeno giacobino è particolarmente intenso. Migliaia di pellegrini iniziano da lì ogni anno il loro viaggio verso Santiago e la città è diventata una delle porte più conosciute per il tratto finale del Cammino.
Una proiezione di Kotodama a Sarria avrebbe, quindi, un duplice significato: portare al pubblico un film dedicato all'incontro tra due grandi vie di pellegrinaggio e ricordare la figura di Jorge López nel luogo dove per anni svolse buona parte della sua opera in difesa e promozione del Cammino.
Kotodama dimostra così che il Cammino di Santiago continua a generare storie capaci di oltrepassare i confini. In questa occasione, la rotta giacobina guarda verso il Giappone e trova, a migliaia di chilometri di distanza, un altro cammino in cui camminare può diventare anche un modo per guardare verso sé stessi.
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